AUDREY HEPBURN IN HATS

I cappelli oltre ad essere utili rendono le donne eleganti, speciali.audry-hepburn Non tutte lo indossano bene e non è per niente facile scegliere il cappello giusto.

Una donna, però, una grande donna, è riuscita a rendere questo accessorio uno dei suoi punti di forza: AUDREY HEPBURN.  Il suo bellissimo viso e il suo portamento si sono rivelati sempre adatti ad ogni copricapo.

“AUDREY HEPBURN IN HATS”115957764-e5bc31d5-be5f-4698-969c-b275ae8fbc13

 

è la più bella raccolta di foto che ritraggono la Hepburn con tantissimi cappelli indossati sul set dei film e pubblicità durante tutta la sua carriera.

Edith Head, celebre costumista che spesso lavorava con lei, inseriva sempre dei cappellini nei suoi guardaroba sul set; nessuna li portava come lei!

Pensate che Hubert de Givenchy creò apposta per lei l’elegantissima cloche a pieghe bianca. Audrey, da grande icona, lancia la moda del pillbox, il cappello a forma di scatola rotonda da portare in cima al capo buttato leggermente indietro.accessori-di-audrey-hepburn-in-colazione-da-tiffany

 

Il pillbox ha letteralmente spopolato negli anni ’60.

Le foto scattate dal grande fotografo Cecil Beaton alla meravigliosa Audrey Hepburn mentre indossa tanti cappelli nello studio per la prova costumi sui vari set, sono davvero leggendarie. A dir poco incantevole il cappello indossato in “My Fair Lady”;9572367_fairlady  divino l’enorme cappello di Holly Golightly in “Colazione da Tiffany”;

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BREAKFAST AT TIFFANY’S, Audrey Hepburn, 1961

originale il casco da safari in pelliccia che la Audrey indossa in una delle sue visite dal gioielliere.maxresdefault

Queste sono alcune delle citazioni ma la Audrey possiede un vero e  proprio book nel quale indossa con stile cappelli dalle forme più particolari e a volte anche divertenti.120139510-5294a688-a320-454f-800a-b370d5c71f9d120140197-c382bd6e-fb8f-4a25-af57-8877a70396f161oiowmdqal61iskj5jil120139842-d909e4d5-45ac-409b-9a3f-58e301485f38

 

 

 

Che ne pensate, care lettrici, non è meravigliosa?

Ciao ciao,  Giulia

 

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E TU, DI CHE VELO SEI?

Ad ogni sposa il suo velo. E’ proprio così, care lettrici, e qui di seguito vi riporterò le tipologie di velo alle quali ogni donna potrà fare riferimento per il proprio abito.

LA VELETTA: Blusher.cfb_120099 E’ il velo più corto in assoluto. E’ molto elegante e può essere personalizzato con una coroncina di fiori, con decorazioni in pizzo, ecc.

IL VELO SULLE SPALLE: Flyaway.spalle1 E’ un velo classico e viene realizzato ad uno o più strati. Appartiene alla categoria dei veli corti e quindi può essere anche decorato con fiori, perle o semplicemente può completare l’acconciatura della sposa.

IL VELO SINO AL GOMITO: Elbow. one-tier-tulle-con-velo-da-sposa-gomito-perle-lunghezza-piu-colori_fukjkk1338189123694 E’ di lunghezza media ed è considerato il velo della sposa per eccellenza.

IL VELO FINO ALLE MANI: Flingertip. mani E’ indicato per abiti lunghi molto eleganti. Non è molto operato ma può avere dei ricami nella parte finale.

IL VELO VALZER: Sweep.velo-valzer E’ lungo fino al pavimento ed è circa 20 – 30 cm più lungo dell’abito da sposa quando questo arriva fino ai piedi.

IL VELO A CAPPELLA: Chapel.one-tier-tulle-velo-da-sposa-cappella-con-bordo-tagliato-piu-colori-disponibili_vwpqyf1334564871349 Di solito questo velo è formato da più strati e viene fissato alle acconciature. Arriva fino al pavimento e forma lo strascico.

IL VELO DA CATTEDRALE: Cathedral.velo-a-cattedrale_131553 Regale, elegante, magnifico: è il velo più lungo ed è molto imponente. Può raggiungere la lunghezza di 32 metri.

A voi la scelta……….

Alla prossima                 Giulia

IL VELO DELLA SPOSA: TRES CHIC

Il velo della sposa……….affascinante, elegante, misterioso……..634_1288738722_4cd097a202ad5

Oggi il velo è considerato un bellissimo accessorio dell’abito, ma non è stato sempre così.  La storia del velo risale all’antichità quando i matrimoni erano combinati. Pensate: il velo veniva indossato dalla sposa per coprire il suo volto e poteva essere alzato dallo sposo solo a conclusione della cerimonia. Tutto questo avveniva in particolar modo quando la sposa non brillava di particolare bellezza.

Nell’ottocento il velo divenne il simbolo della purezza d’animo, della verginità e per questo motivo non fu più di colore rosso o giallo  ma di colore bianco.

Il velo può avere varie lunghezze e può essere strutturato in modi diversi. Pensate che velo era considerato anche il CAP VEIL: non ricorda minimamente un velo sposa.cfb_120103 Ricorda invece la cloche tipica degli anni ’20  decorata con pizzi, perle e nastri.

Il velo, in realtà,  ha subito varie metamorfosi con il passare dei decenni e ora qui ripercorreremo, attraverso le immagini, tutte le particolarità.

ANNI ’20 : il velo è un lungo strascico, è realizzato in un unico strato ed è arricchito con preziosi ricami.sposa-anni-20

ANNI ’30 : il velo si accorcia e accompagna le acconciature con dei preziosi dettagli come perline, fiori, diademi.velo-vintage-calotta

ANNI ‘ 50 : c’è un ritorno al romanticismo.elizabeth-taylor-ne-il-padre-della-sposa

ANNI ’70 : l’abito diventa lineare, essenziale e quindi il velo corto lo accompagna perfettamente.1960s-wedding-dresses

ANNI ’80 : c’è un’esplosione di abiti con tessuti molto operati e quindi il velo ricopre un ruolo “quasi marginale”: copre il viso della sposa solo sino all’entrata in chiesa oppure fino al momento del bacio così come era desiderio della sposa.princess-diana-wedding-dress

Oggi il velo della sposa un’aria affascinante, elegante e in caso di abiti molto scollati e sbracciati ha la funzione di coprire almeno per la durata della cerimonia in chiesa.67dfc882-6134-44e8-8f10-e1fa49167ae9

Molte volte si osa un po’ troppo con la lunghezza del velo ma vi ricordo che è sempre di buon gusto non superare i tre metri di lunghezza. Solo nei matrimoni regali lo strascico può arrivare  anche sino a 32 metri, sostenuto naturalmente dalle damigelle.1201358

Una volta esisteva l’usanza di tramandare il velo da madre in figlia: oggi mi piace credere che ancora qualcuno lo faccia ……di sicuro nelle famiglie nobili il velo viene tramandato per generazioni e forse è anche per questo che ogni volta sembra di assistere ad una meravigliosa FAVOLA……

Ciao ciao

IL CAPPOTTO

Il cappotto nelle sue molteplici versioni è un capo sempre presente nel nostro guardaroba. Realizzato in tutte le tipologie di lana come il cachemire, il mohair, l’alpaca, il cammello fino ai tessuti più accessibili come il panno, il feltro e il tweed, rimane un capo invariato nel suo allure.

Le origini del cappotto hanno radici ben lontane nel tempo e nel tempo ha subito diverse trasformazioni.

Pensate che nei primi anni dell’ottocento il cappotto indossato dalle donne prendeva il nome di doglietta ( douillette nella moda francese).3-lemoniteur-de-lamode1844 La doglietta era in realtà un copriabito molto ma molto femminile ben lontano dalle linee dritte e rigide dei modelli maschili. Generalmente veniva realizzato in seta con un fodera di pelliccia.grande_magazzino01-copia1

All’inizio del Novecento  il soprabito femminile comincia a diversificarsi per le varie occasioni: durante il giorno la donna indossa lo spolverino per proteggere gli abiti dalla polvere; la sera, invece, si indossano dei soprabiti con delle fogge più importanti, hanno lo strascico e sono realizzati con materiali esclusivi.il_570xn_411410634_bzvk

Negli anni ’20 il cappotto femminile si alleggerisce nelle sue forme, si accorcia sino al ginocchio, diventa quindi più funzionale.

Negli anni ’30 il dictat diviene quello delle star di Hollywwod: linee dritte e slanciate, spalle importanti e i famosi colli a sciarpetta.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, in Europa, si diffuse molto il riciclo dei capi. Anche le riviste più importanti riportavano il motto “trasforma il vecchio in nuovo”. Pensate che la rivista VOGUE chiedeva alle sue lettrici “make do and ment” che tradotto vuol dire arrangiarsi e rattoppare; dava anche il suggerimento di come trasformare i soprabiti maschili in cappotti femminili.

Agli inizi degli anni ’50 per il cappotto venne riadottata una silhouette piuttosto femminile ispirandosi all’eleganza del New Look. Nel ’57 i cappotti diventano particolarmente voluminosi: manteaux avvolgenti con maniche raglan, ampi colli con risvolti.

Negli anni ’60 la lunghezza dei cappotti si adeguò a quella della minigonna; furono riadottate le linee dritte o a trapezio.

Negli anni ’70 troviamo una moda senza regole che trova ispirazione ovunque, soprattutto nell’arte.  Cappotti di tutte le lunghezze vestono le donne di questi anni.

Negli anni ’80, invece, emerge lo stile manageriale. Il volume della spalle aumenta considerevolmente, compaiono le maniche a chimono, raglan e pipistrello.thi58uwrgx Nell’81 MAX MARA lanciò un modello straordinario: cappotto doppiopetto in lana e cachemire  color cammello .  Ben presto divenne icona di stile della moda italiana.cappotto-cammello-max-mara

Negli anni Novanta lo stile dei cappotti è decisamente più personale e si ispira allo stile del novecento.

Da allora sino ai giorni nostri abbiamo assistito ad un alternarsi di capi in modelli diversi, piumini,  giacconi ma il cappotto resiste, resiste sempre e non perde mai il suo allure……..

Alla prossima                                                                                                          vostra Giulia

 

ISABELLA ROSSELLINI

Bellezza senza età, figlia d’arte, eclettica: ISABELLA ROSSELLINI.20141113horossellinimag-1 Nasce a Roma il 18 giugno del 1952 da Ingrid Bergman (attrice) e Roberto Rossellini (regista). Il suo nome per intero è Isabella Fiorella Elettra Giovanna Rossellini.  Tanti nomi quante sono le attività svolte dalla grande Isabella.

Cresce tra Roma e Parigi600full-isabella-rossellini ma poi si trasferisce a New York dove, nel ’79 si sposa con il regista Martin Scorsese. Poi ha un secondo matrimonio dal quale nasce la figlia Elettra.

Grazie alla bellezza ereditata dalla mamma Ingrid (le assomiglia davvero tanto),ingrid-isabella inizia la carriera di modella all’età di 28 anni.

Acquista una notorietà sorprendente e la sua immagine appare sulle copertine di Marie Claire, Harper’s NBazar, Vanity Fair e Elle. Nell’82 diviene testimonial esclusiva della casa Lancòme.isabella-rossellini-actriz-de-cine

Al mondo del cinema, invece, si avvicina  nel 1976 accanto alla madre nelle vesti di una suora. Successivamente interpreta altri ruoli ma la sua notorietà cinematografica arriva con il film “VELLUTO BLU”.

Isabella ha anche pubblicato diversi libri. Nel 2oo8 si inventa una serie di cortometraggi dedicata alla vita sessuale degli insetti  in cui le stessa, in brevi episodi di un minuto ciascuno, interpreta le piccole creature.  Il titolo di questi cortometraggi è “Green porno”  e a dispetto del nome che porta è un’opera ironica e giocosa, coloratissima e mai volgare.

Dopo ben 18 anni torna ad essere il volto di Lancòme : pensate, a 63 anni è nuovamente testimonial di una famosissima casa grazie alla sua bellezza:

“Le zampe di gallina non fanno paura” dice e dice anche” Somigliare a mamma è stata la mia fortuna”.

Isabella Rossellini non è solo modella, attrice, scrittrice ma è anche consigliera del WILDLIFE CONSERVATION NETWORK  e direttrice della HOWARD GILMAN FOUNDATION , impegnata nella salvaguardia della natura e nella conservazione dell’arte, della fotografia e della danza.

Alla prossima.

Giulia

ABITI DA SPOSA IN PASSERELLA

Secondo una tradizione ultradecennale, le sfilate di moda si chiudevano con l’uscita delle modelle in abito da sposa…..iniziava la vera magia……metri e metri di tulle, chiffon, pizzi che raccoglievano applausi dal pubblico catturato dal fascino del “bianco” che sembrava ricoprire le passerelle.

Gli stilisti impiegavano al meglio il loro estro per la realizzazione di questi abiti perché il loro intento era anche quello di creare momenti indimenticabili, pieni di meraviglia e quindi spettacolo.

Tante sono le Maison che hanno rispettato questa meravigliosa tradizione e qui di seguito vi riporterò le foto degli abiti che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti……..

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Ciao ciao

Giulia

CHRISTIAN DIOR

Christian Dior nasce il 21 gennaio 1905 a Granville in Francia. mte4mdazndewnta0mdi1nje0 A tutti noi è noto come uno dei più eleganti stilisti di tutti i tempi ma, prima di diventare tale , lui lavorò come illustratore

e poi come assistente di moda a Parigi. La sua prima collezione la “Ligne Corolle” è rimasta memorabile: gonne a forma di campana, tessuti molto preziosi, busti che mettono in risalto la vita stretta e le spalle.

Per questa collezione Dior si ispirò molto alla moda francese del 1860.

Anche se a lui si attribuiscono dei meriti quali il ritorno di Parigi come ” Capitale della moda”, Dior fu anche molto criticato soprattutto dalle femministe: con lui e il suo stile sembrava davvero aver fatto un passo indietro nel tempo. In effetti prima di lui un’altra grande ed eccezionale stilista, Coco Chanel, aveva snellito al massimo il guardaroba femminile  rendendo gli abiti leggeri, pratici adatti ad una donna dinamica che lavora.  In un’epoca in cui il vestiario era ancora razionato, Dior suscitò quasi indignazione per l’impiego smisurato di tessuti per ogni sua creazione.

Alla “Corolle” seguirono tante altre collezioni realizzate, nonostante tutto,  seguendo sempre gli stessi canoni. Ricordiamo la collezione “Mughetto” come forse l’unica collezione più semplice, fresca creata come reazione al ritorno della grande Chanel nel 1954.  Dior , però, aveva già stabilito il suo modello di donna: una donna romantica, molto femminile, immersa totalmente nel lusso.dior_glamour_2

Pensate che Christian Dior , sin da ragazzo, era appassionato di arte e aveva l’idea di diventare architetto ma, per volere del padre, ha iniziato gli studi per scienze politiche: in effetti lui non ha mai studiato moda. Beh, care lettrici, non si direbbe proprio! Si è rivelato  uno stilista eccezionale ! Christian era così deciso nel voler dare una certa impronta ai suoi abiti che un giorno martellò con le proprie mani un manichino perché non lo riteneva adatto ad indossare le sue creazioni:dior14 “Volevo che gli abiti fossero ” costruiti” , modellati sulle curve del corpo femminile del quale avrebbero stilizzato le forme. Sottolineavo la vita e il volume dei fianchi, mettevo in evidenza il petto. Per dare più struttura ai miei  modelli, feci foderare quasi tutti i tessuti di percalle o di taffetà, riprendendo così una tradizione da tempo abbandonata”.

Purtroppo Dior non ha avuto una lunga vita perché è morto a soli 52 anni ma è riuscito comunque ad esprimere quello che aveva da dire tanto è vero che ancora oggi il suo nome   è sinonimo di classe e di lusso.

A distanza di anni la Maison continua a mantenere la stessa allure che Dior aveva dato alle sue creazioni e questo, secondo me, è stato il segreto di tanto successo che tutt’ora continua a regalarci  tanta femminilità, classe ed eleganza.

Da parte di tutte noi, GRAZIE CHRISTIANchristian-dior-logo