YVES SAINT LAURENT like MONDRIAN

Negli anni venti Pieter Cornelis Mondriaan Jr. dipingeva sulle sue tele linee orizzontali e verticali sotto l’influenza del minimalismo e dell’astrattismo .

Le sue opere erano frutto di anni e anni di perfezionamento cercando di ridurre tutto all’essenza, alla linearità assoluta. Sicuramente un’arte avanguardista.

Negli anni sessanta gli stilisti attraversavano un periodo di svolta e alcuni di essi furono incuriositi da queste opere d’arte così singolari.

Uno stilista in particolare , nella sua collezione autunno / inverno 1965, creò il sodalizio più importante tra arte e moda: YVES SAINT LAURENT.

Abiti con struttura a trapezio, vestibilità impeccabile…….non a caso la scelta dei materiali, lana e jersey per un aplomb senza eguali.

”De Stijl”……….così furono soprannominati i sei abiti da cocktail fatti sfilare in passerella in onore del pittore olandese Mondrian.

Gli abiti di Yves divennero il simbolo della giovane donna emancipata, elegante ed originale.

Yves Saint Laurent, grande precursore dello stile, amava molto la cultura, l’arte…… nelle sue creazioni, infatti, troviamo dei riferimenti alla pop art, alle opere di Picasso, Proust, ai balletti russi e naturalmente alle opere del grande Mondrian.

Oggi , a distanza di decenni, i suoi capolavori continuano ad ispirare e la ” COLLEZIONE MONDRIAN” rimane uno dei capolavori più importanti all’interno del mondo della moda.

Grazie Yves.

A presto

Giulia

ROSSO VALENTINO: amore ed eleganza!

“PENSO CHE UNA DONNA VESTITA DI ROSSO SIA SEMPRE MERAVIGLIOSA, E’ LA PERFETTA IMMAGINE DELL’EROINA”.

Questo lo ha detto Valentino il couturier per eccellenza che per cinquanta anni sulle passerelle ha portato in scena abiti nella sfumatura di rosso più famosa al mondo: ROSSO VALENTINO.

Un rosso che inneggia all’eleganza, alla unicità, alla magnificenza e non per ultimo all’amore!

Questa particolare sfumatura di rosso , un rosso molto acceso, prende luce, intensità e raffinatezza dal rosso carminio, dal rosso porpora e dal rosso cadmio.

Sicuramente il rosso Valentino si può definire una sfumatura iconica che negli anni è rimasto sempre uguale a se stesso. E’ mutevole solo in base al taglio degli abiti.

Valentino ebbe l’ispirazione per questo colore diventato il simbolo della Maison durante un viaggio in Spagna. Allora era ancora uno studente . Durante uno spettacolo all’Opera di Barcellona la sua attenzione fu catturata da una anziana signora dai capelli bianchi che indossava un abito di velluto rosso. Da quel momento quella donna divenne per lui una ineguagliabile fonte di ispirazione.

Il rosso Valentino è un colore appariscente ma al tempo stesso mai eccessivo. E’ una tonalità che si sposa perfettamente con ogni tipo di incarnato rendendolo unico e regale.

Lo hanno indossato tutte le sue muse ispiratrici .

Il rosso è il colore anche dell’amore……..come dimenticarlo con il SAN VALENTINO che è praticamente alle porte? Il rosso Valentino è ” l’inno d’amore che il couturier ha dedicato ad ognuna di noi”.

Il rosso è anche il colore degli Imperatori……………e lui che è considerato L’ULTIMO IMPERATORE, ne ha fatto il suo tratto distintivo!

A presto

Giulia

BLAZER CHANEL: ieri, oggi, domani

Era il lontano 1954 quando , per la prima volta , furono intessute le reti boucle’ impiegate per cucire le giacche di Madame Chanel.

Madame, come è noto un pò a tutti noi, ha sempre cercato di offrire alle donne un’arma per imporre la propria libertà e facendo realizzare questo capo ci è riuscita alla grande.

Il blazer nasce come capo tipicamente maschile ma Coco l’ha reso molto molto femminile , oserei dire , di una disinvolta eleganza .

I fili di di mohair, cachemire, oro, argento tramati sapientemente da mani espertissime hanno dato vita a quell’iconico tweed che dai tempi di Coco non ha mai più abbandonato le passerelle di tutto il mondo.

Attraverso le varie stagioni la lunghezza del blazer ha subito delle variazioni di lunghezza e anche l’accostamento dei colori è stato proposto in modo alternativo al classico.

Di fatto , però, il blazer Chanel rimane il capo icona per eccellenza abbinato davvero a tutto: minigonne, longuette, gonne morbide, abiti lunghi, tubini, pantaloni, jeans, shorts, costumi da bagno, abiti da sposa…….senza mai perdere il suo allure!

La tradizione Chanel è stata tramandata a Karl Lagerfield che ha sapientemente saputo destreggiarsi nel buon gusto e nell’eleganza e ora il testimone è passato a Virginie Viard…………..una eredità non da poco……….una vita preziosa ed elegante!

Una volta Karl Lagerfield disse: ”TRE COSE NON PASSERANNO MAI DI MODA…….I JEANS, LA CAMICIA BIANCA E LA GIACCA CHANEL”

A presto

Giulia

POCHETTE O CLUTCH?

Molte volte, troppe volte si fa confusione nel definire quel piccolo accessorio tanto amato dalle donne che completa outfit eleganti e casual.

Così, tanto per far chiarezza, la pochette è un mini bag morbida quasi sempre con un manico; la clutch è una borsa molto piccola, senza manici, con struttura rigida, chiusura a scatto e con un allure molto prezioso.

La clutch è la regina delle borse da sera: molto femminile e di classe indispensabile per le soiree più importanti.

Dal termine inglese To clutch – stringere in mano- non può assolutamente essere considerata una borsa capiente e comoda , più che altro un gioiello contenitore che fa la differenza.

Anche la pochette non gode certo della fama di essere una borsa capiente ma è decisamente più comoda rispetto alla clutch.

Le sue origini sono ben lontane dai giorni nostri: già agli inizi dell’ottocento le donne indossavano un sacchetto di seta finemente rifinito.

Negli anni ’50 e ’60 la pochette aveva già abbondantemente abbandonato le sue linee ottocentesche ritrovandosi in quelle di una mini bag in pelle di pitone o di coccodrillo sapientemente indossata dalle donne dell’epoca.

Se la clutch viene sfoggiata esclusivamente sotto la luce delle stelle, la pochette ha una duplice possibilità di essere indossata: anche di giorno fa la sua bellissima figura ma deve avere rigorosamente una dimensione più grande da stringere tra il gomito e il punto vita.

Io ho una passione smisurata per la pochette. E voi ragazze?

A presto

Giulia

TEDDY BEAR: il cappotto morbidoso

Chi di voi non ha mai stretto fra le sue braccia un orsetto di peluche?

Credo proprio che nessuno di voi possa dire il contrario….per alcuni ha rappresentato una vera e propria ancora di salvezza !

Negli anni ottanta una famosissima Maison italiana, MAX MARA, ha lanciato l’idea di proporre un cappotto dalle linee ampie e avvolgenti utilizzando la fibra impiegata per realizzare i nostri amatissimi orsetti di peluche.

Il teddy è risultato subito un capo veramente versatile e facilissimo da indossare: dalle sneakers alle pumps, dal jeans, alla tuta all’abito più chic.

Il colore del teddy è proprio quello del nostro famosissimo orsacchiotto ma nel tempo è stato reinterpretato da altri designer che hanno proposto il cappotto non solo in diverse nuance ma anche in diverse lunghezze e modelli come bomber e parka con cappuccio.

Questo fantastico pellicciotto è il trend assoluto della stagione invernale 2020 / 2021.

…..e voi ragazze, avete anche voi la voglia di farvi coccolare dal vostro teddy bear?

A presto

vostra Giulia

IL CAPPOTTO IN VESTAGLIA

Tutte noi dovremmo avere nell’armadio un capo così femminile, versatile e tres tres chic come il cappotto a vestaglia.

E’ apprezzato da sempre da tutte le donne vip e non perché conferisce a tutte una eleganza naturale sia che venga indossato con abito, pumps e pochette che con jeans, tuta e sneakers.

Il color cammello è il colore che più gli si addice ma anche nelle versioni nero e bianco di certo non perde il suo allure.

Il cappotto a vestaglia è un evergreen senza bottoni e con la cintura in tessuto come il capo ma lo possiamo trovare anche nella versione allaciato con i bottoni.

Questa meravigliosa creazione senza tempo non è adatta proprio a tutte le fisicità in quanto la lunghezza standard del capo è di 1 metro e venti centimetri ed inoltre è caratterizzata dalla presenza della cintura da strizzare in vita.

Come è ben noto non tutte le donne sono filiformi ed hanno una altezza paragonabile a quella delle mannequin per cui il cappotto a vestaglia è disponibile in altre varianti di lunghezza per donare a tutte la giusta proporzione.

Il cappotto a vestaglia racconta tanto di se già cosi nella sua semplicita’ ma se lo abbiniamo ad un cappello a tesa larga e ad un paio di guanti in pelle l’effetto eleganza strepitosa e’ assicurato.

Dimenticavo la borsa………….rigorosamente molto piccola o molto grande!

Ciaooooooooooo

A presto Giulia

LE FRANGE TORNANO A DANZARE

Maxi, mini, sottili, importanti, scintillanti, casual sono pronte a tornare sulle passerelle e nei nostri armadi donandoci un po’ di twist anche nel quotidiano.

Le vedremo ondeggiare sulle camicie, sulle gonne, sui cappotti, sui piumini, sulle borse regalandoci fascino e sensualità e magari riportandoci un po’ indietro nel tempo……………

Beh , in effetti, le frange ci fanno subito venire in mente gli anni venti quando imperversava il famoso Charleston….. in tanti ricorderanno Josephine Baker che interpretava egregiamente questa danza nei celeberrimi locali della bella Parigi…….

Se pero’ vogliamo andare ancora a ritroso nel tempo, le prime frange compaiono nel 300 a.c. nell’antica Mesopotamia……….pensate che sono stati ritrovati dei contratti scritti sull’argilla firmati con l’apposizione di alcune frange………..

…………..e poi i nativi d’America……gli ”indiani’‘……… che utilizzavano i ritagli delle cuciture per realizzare delle favolose frange……….

Passando per gli anni venti dove designer come Madeleine Vionnet e Charles Worth rendono omaggio alle frange impreziosendo le loro creazioni già risultato di notevoli cambiamenti per rendere le donne più libere di vivere la loro femminilita’, approdiamo agli anni cinquanta, settanta……………

Possiamo dimenticarci di citare Elvis, Jimi Hendrix, Cher, Tina Turner che hanno esibito i loro look carismatici e sicuramente pieni di carattere a suon di frange?

Allora ragazze, che siate romantiche o rock, sofisticate o casual, penso che quest’anno non possiate proprio rinunciare al vostro giro di FRANGE !

Bisous

Giulia

PLISSE’ : le mille pieghe fashion

Chi di voi , almeno una volta nella vita, non è stato stregato dal plisse’? Gonne, abiti, bluse sono state ciclicamente contagiate da innumerevoli , frizzanti piegoline.Longdress-cerimonia-con-dettaglio-a-ventaglio-plisse-Givenchy-PE-2019

Il plisse’ ha origini molto lontane: parliamo dell’ antico Egitto. All’epoca  la plissettatura si otteneva immergendo il tessuto in una soluzione di gomma liquida e dopo si utilizzava uno strumento molto pesante per poter fissare le pieghe.TUNICA-EGIZIA-600x600

Il plisse’ che oggi conosciamo tutti, invece, lo dobbiamo ad uno stilista spagnolo trapiantato a Venezia: MARIANO FORTUNY.fortuny La plissettatura creata da lui nel lontano 1909 , prenderà proprio il suo nome, Fortuny. Piccole pieghe increspate e poco distanti tra loro conferiscono agli abiti uno stile da dea greca.161739750-bab620a1-bc50-4072-92cb-4644655db984

Sempre chic e versatili, le mille pieghe hanno avuto la loro massima espressione tra gli anni ’50 e ’60.  Sicuramente ricorderete tutti la celeberrima iconica Marylin  Monroe  la cui sua bianca gonna pieghettata si solleva con un colpo d’aria sulle grate di una metro di New York.MARILYN-3

Lo stile retro’ delle famosissime pieghe continua ancora oggi ad affascinare il mondo della moda.DIOR-VINTAGE Tanti sono gli stilisti che si sono riavvicinati ai plisse’ utilizzando materiali inediti e accostando tessuti decisamente non convenzionali._DIO1441_20180924203604KIM_0271_20180920153054Gonna-plissè-asimmetrica-HM Monidress-plisse-primavera-estate-2019-ValentinoAbito-cerimonia-PE-2019-lungo-plisse-ValentinoUn must e’  sicuramente la gonna plissettata, corta, midi o lunga che sia, ma via libera anche ad abiti , bluse e pantaloni.

Le tendenze moda primavera – estate 2019 parlano chiaro…..e voi, vi lascerete travolgere dalle mille pieghe fashion?

Ciao ciaooooooo                                                                                                     Giulia

 

GREGORY PECK : fascino e stile !

Attore di straordinaria bellezza ed eleganza  detiene il dodicesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema secondo l’American Institute.f02ef1abedc913d57b0a4c06a21ada14--gregory-peck-actresses

Gregory nasce il 5 aprile del 1916  e muore nel 2013 a causa di una broncopolmonite. E’ stato sposato due volte: la prima con Greta Kukkommen con la quale ha avuto tre figli e la seconda con Veronica Passoni dalla quale ha avuto altri due figli, Cecilia e Antony.  1345535289302_gregory-and-veronique1Peck ha avuto anche una storia d’amore con Ingrid Bergman se pur brevissima.

Nel 1936, ormai ventenne, si iscrive alla facoltà di medicina.ebcda65499957d93a40239ea08920cdd--old-hollywood-stars-gregory-peck All’epoca non pensava assolutamente alla recitazione ed al cinema. Era un grande sportivo e gareggiava in una squadra di canottaggio

Durante una trasferta a N.Y., nel 1938, andò in teatro per assistere allo spettacolo ”I’ve married an angel”. Fu letteralmente  ”rapito” da questa visione  tanto è vero che quando tornò a Los Angels decise di intraprendere la carriera di attore.f093c6d017920c2dc55546ce6e5e7506GettyImages-517257686l

Saggia fu la decisione in quanto, sia per il suo modo di recitare che per il suo meraviglioso aspetto fisico,  molto presto divenne un vero e proprio divo.

Con il film ”LE CHIAVI DEL PARADISO”, il suo secondo film, ottiene già la sua prima nomination all’Oscar.

Gregory Peck è celebre anche per aver ricoperto ruoli di grande elevatura morale.  Un’eleganza a 360°.Annex-Peck,Gregory_NRFPT_01

Peck è stato un attore che ha sempre scelto i ruoli da interpretare: ha saputo dire parecchi no!

Negli anni cinquanta conquista una fama mondiale grazie alla sua bravura . Un ruolo fortemente amato dall’attore è quello interpretato nel film ”IL BUIO OLTRE LA SIEPE”, grazie al quale ottiene il suo primo Oscar.

Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che Gregory non usava mai delle controfigure nelle scene d’azione. ee47ba3f8463adc82d5d53ac24271985

Peck ha interpretato dei ruoli anche in commedie romantiche come ”VACANZE ROMANE” affiancato d’allora giovanissima Audrey Hepburn. Tra i due nacque una bella collaborazione e amicizia anche fuori dal set.centenario-gregory-peck-678x381tumblr_of5z9vPFYl1qazanuo1_1280Audrey Hepburn and Gregory Peck in ROMAN HOLIDAY 72 5WM

Il celeberrimo Gregory non fu solo attore ma anche produttore negli anni settanta.grant-allan-portrait-of-actor-gregory-peck

Negli anni ottanta si avvicina al mondo della televisione con una mini serie ”IL GRIGIO E IL BLU”.

Artista completo, raffinato, elegante , negli anni novanta decide di ritirarsi dalle scene e di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in giro per il mondo…………GregoryPeck

Grande icona di stile…….GREGORY PECK !

Alla prossima                                                                                                         Giulia

 

 

RUDOLF NUREYEV PART II

Rudolf frequentò la scuola del Kirov e il suo insegnante, il maestro Pushkin, fu davvero molto importante per lui. Nureyev lo ricorda così:

” Per me è stato un padre, senza di lui avrei potuto fare ben poco; gli giurai riconoscenza eterna e l’averlo perduto, quando ho scelto di restare in occidente, mi ha causato un autentico dolore”.rudy-in-black

Nureyev non era un grande virtuoso ma Pushkin scoprì in lui la dote dell’ interprete e dell’ attore. Rudolf era capace di esprimersi non solo con il corpo ma anche con l’anima. Un vero e proprio artista.Rudolf-Nureyev-pic1

Dopo qualche anno fece anche un’esperienza cinematografica……..interpretò Valentino nell’omonimo film di Ken Russel.025_rudolf-nureyev_theredlist

Della vita privata di Rudolf non si seppe mai molto…lui dichiarò:”Consideratemi per quello che sono, un ballerino; non è lecito entrare nel privato di un artista; l’uomo ci penserà Dio a giudicarlo”.

Nureyev non si innamorava mai di nessuno se non della danza. Ci sono state però delle grandi attrazioni per il famoso ballerino Eric Bruhn 4f3903670cc9c30fb80b00a56a8ffea8e per un certo Kenneth, un ballerino di Boston. Si narra anche di una storia che Rudolf ebbe con il grande Freddy Mercury. Freddy era gay e Nureyev non andava con i gay.

Solo un uomo è stato sempre al suo fianco per 26 anni: Luigi Pignotti.Pignotti-Nureyev

Alla fine degli anni settanta, Rudolf conosce Pignotti come  fisioterapista di grande fama. Si trovava  a Vienna quando lo fece cercare per un massaggio alle gambe. Dopo solo qualche giorno Rudolf gli chiese se voleva restare con lui e Luigi rispose immediatamente di si. Una splendida occasione quella di essere al fianco di un eccellente artista come Nureyev. Insieme girarono il mondo per ben sei mesi e quando ritornarono in Italia, Luigi frequentò dei corsi di inglese e dopo due anni divenne il manager di Nureyev.

In realtà Pignotti non era solo il suo manager ma anche il suo confidente.Rudolf-Nureyev-Luigi-Pignotti Rudolf viveva la sua omosessualità con molto pudore in quanto in Russia, il solo parlarne,  equivaleva ad un crimine.

Nureyev parlava molto con Luigi a tal punto di chiedere consiglio sui ragazzi che frequentava. Anche quando si rese conto di perdere letteralmente  la testa per Kenneth , chiese aiuto al suo manager.

Era meraviglioso il rapporto confidenziale che c’era tra i due. Dopo la sua morte a Luigi sono rimasti parte dei costumi e oggetti vari, il resto è rimasto  è diventato proprietà dei teatri.

Omaggio a Nureyev da Luigi Pignotti:

”Mi manchi Rudolf, con il tuo sguardo fiero e sempre attento, il tuo sorriso dolce e triste allo stesso tempo, perfino i tuoi momenti di ira, ma so che sei finalmente felice, perché balli con gli angeli”.nur

All’epoca il mondo della danza era un mondo pulito, particolare. I danzatori  non si drogavano, non fumavano e non bevevano alcol. I danzatori, ed in particolare Rudolf, erano persone molto colte sia nell’ambito dell’arte che nella cultura generale.

Oggi , purtroppo, non è così. La maggior parte dei danzatori hanno una cultura molto limitata . Pensano solo e unicamente alla propria fisicità. Pignotti raccontava:”………mentre Rudy leggeva Pirandello e Goldoni in italiano, oltre a Byron e Dostoevskj, questi non leggono nemmeno il Corriere della Sera.”.

Malato da tempo di AIDS, Rudolph , negli ultimi anni amava rifugiarsi nella sua isola di Li Galli, davanti a Positano.

Avrebbe voluto morire sulla scena ma non ci riuscì.

”LA DANZA E’ TUTTA LA MIA VITA. ESISTE IN ME UNA PREDISPOSIZIONE, UNO SPIRITO CHE NON TUTTI HANNO. DEVO PORTARE FINO IN FONDO QUESTO DESTINO; INTRAPRESA QUESTA VIA NON SI PUO’ TORNARE INDIETRO. E’ LA MIA CONDANNA , FORSE, MA ANCHE LA MIA FELICITA’. SE MI CHIEDESSERO QUANDO SMETTERO’ DI DANZARE, RISPONDEREI: QUANDO SMETTERO’ DI VIVERE”.s-l1000

Giulia